Università: mancano 1,5 miliardi

Da pochi giorni è stato reso pubblico un documento della CRUI dove viene evidenziata “la drammaticità della situazione finanziaria in cui versano gli Atenei italiani.”Infatti al 1 gennaio 2007 gli atenei italiani denunciavano una riduzione delle risorse pari ad 1 miliardo, cifra limitata al solo biennio 2005/2006.

Questo calcolo è stato effettuato tenendo presente che “gli incrementi degli oneri stipendiali (classi biennali, ricostruzioni di carriera e miglioramenti economici del personale docente nonché incrementi da CCNL relativi all’ultimo biennio del personale t.a.) ammontano a circa 640 milioni di euro”; a questi si deve aggiungere la riduzione dei finanziamenti complessivi al sistema che ammonta a circa 110 milioni di euro.

” A tutto ciò va poi ulteriormente sommato l’effetto degli incrementi inflattivi che nell’ultimo biennio riguardo ai beni e servizi (acqua, elettricità, combustibili) è stato mediamente del 5% annuo. Infine il “tagliaspese” 2005-2006-2007 che comporta un versamento al Tesoro non inferiore a 200 milioni di euro.”

Il decremento di 1 miliardo di euro viene aggravato “alla luce dei recenti dati sull’incremento ISTAT previsti per l’anno 2007 relativi ai miglioramenti economici del personale docente pari al 4,28%, stimabili in 200 mln di euro più oltre 100 mln di euro per le progressioni di carriera. Infine il nuovo contratto del personale tecnico-amministrativo che, per il solo anno 2007, comporterà un incremento del 4,46% ossia un importo stimabile in 80 mln di euro”.

Sommando tutte queste voci si arriva ad un decremento delle risorse di 1,5 miliardi di euro, cioè una diminuzione del 21% dei finanziamenti alle Università.

In questa condizione la Conferenza dei Rettori evidenzia come le Università italiane saranno impossibilitate al pagamento degli aumenti stipendiali previsti sia per il personale docente che per quello tecnico-amministrativo, aumenti che non prevedono la corrispondente copertura.

Ancor più grave risulterà la difficoltà che gli Atenei incontreranno per “reperire risorse tali da integrare in maniera significativa gli stanziamenti previsti dalla Legge Finanziaria (art. 1, c. 650) per il reclutamento dei ricercatori universitari”.

Noi di MODUS siamo costretti, ancora una volta, a rimarcare che la gestione dell’Università deve essere una gestione indipendente e non guidata sempre da interessi partitici e di potere che a lungo termine porteranno ad un inevitabile crollo del sistema universitario italiano.

Ora più che mai è necessario un richiamo agli studenti che, tramite il sostegno a organizzazioni studentesche legate ad aree partitiche ben precise, non fanno altro che rendersi sostenitori di questa forma di governo e, mostrandosi spesso disinteressati alla Politica universitaria (ben diversa dalla politica fatta dai partiti e organizzazioni piu o meno apertamente schierate) permettono alla classe dirigente di agire secondo i propri interessi e non secondo quelli dell’intera popolazione universitaria.

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